La cornice architettonica di Vizzini fornisce il naturale
apparato scenico per allestire gli spettacoli del programma:
l’impianto scenografico, infatti, è ricavato tra le case le viuzze che
assistettero alle vicende narrate da Giovanni Verga.
Se è vero
come è vero che l’attore, per dare il meglio di sé, deve
sentire la presenza di un pubblico e il pubblico, per rendersi
partecipe allo spettacolo, deve avvertire emotivamente la
tensione dell’attore, Vizzini, come una grande piazza ruffiana,
si presta mirabilmente a questo gioco con la formula dei
percorsi letterari. L’attore
recita tra la gente, senza
palcoscenico, muovendosi gomito a gomito con lo spettatore,
coivolgendolo emotivamente e fisicamente.
Gli spettacoli che
agiscono all’interno di questo meccanismo acquistano una
peculiarità suggestiva. Il vento che, come all’interno di una
“canna ciaccata” soffia nei corridoi formati dalle pareti dei
“cunnutti” o tra le facciate delle case che si contrappongono
l’una di fronte all’altra, fornisce la musica e l’atmosfera adatta,
porta con sé le
voci gli umori di umili protagonisti captati e narrati dal Verga.
Ma il verbo prende carne e cresce la
sensazione che siano in attesa di essere
chiamati in scena per confondersi con il pubblico, attraverso
la mediazione delle voci e delle sembianze degli attori che li
fanno rivivere.
Sembra assurdo, sembra un pazzo proposito, ma
la suggestione è questa: la finzione diventa materia e si
mescola con la realtà. Finzione-verità concetto portante del
teatro moderno. Un miracolo che può accadere a Vizzini.