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SI RICOMINCIA DA QUI!
Vorrei fosse questo lo slogan delle manifestazioni
verghiane di quest'anno. La speranza è che la messa in scena de
"La Lupa" possa rappresentare l'anno della svolta, l'anno in cui
"Le Verghiane", finalmente, ritornano a casa anche se in tono minore.
Ero ancora un ragazzo quando videro la luce, da un'idea geniale di
Alfredo Mazzone, nel lontano 1972, con "L'amante di Gramigna"
rappresentata in una cava, appena fuori l'abitato. "Le verghiane"
vissero un periodo florido. Le strade, gli slarghi e le scalinate
di Vizzini furono calcate dai più grandi nomi del teatro italiano. Nel
1989 , con la scomparsa del suo ideatore, il regista e scrittore Alfredo
Mazzone , "Le Verghiane" emigrarono a Catania facendo solo qualche frettolosa
"puntatina" a Vizzini. La forte personalità della "Gna' Pina", meglio conosciuta
come "La Lupa", riuscirà a fare ritornare definitivamente questi particolari
"emigranti" a Vizzini?
Le rappresentazioni verghiane e, in modo specifico,
gli spettacoli "veristi a teatro" fanno parte di un progetto più ampio ideato
dal “Teatro Skenè” e denominato "Vizzini città Teatro". Il progetto comprende
varie iniziative legate ai luoghi dei personaggi di Giovanni Verga a Vizzini
e vuole dare, utilizzando l'arte del teatro come veicolo di promozione, un forte
contributo alla valorizzazione del patrimonio verghiano.
Perché “Vizzini città teatro”?
Perché le strade, le case, gli avvenimenti accaduti tra le mura delle case di Vizzini
o nelle campagne delle vicine contrade, desolate d’estate o solcate dal vento gelido di
tramontana d’inverno, hanno fatto da scenario e fornito l’humus vitale alle opere di
Giovanni Verga. Riportare nel loro ambiente naturale questi personaggi nati dalla
geniale osservazione realistica di Giovanni Verga, facendoli rivivere nei luoghi di
origine, sotto lo stesso sole, nelle stesse strade e nelle stesse case in cui nacquero,
vissero e morirono, è un’operazione altamente culturale, una specie di cordone ombelicale
che fa accadere il miracolo dell’unificazione dei tempi e congiunge la generazione dei
vizzinesi di ieri a quella di oggi in un unico palpito d’attesa e di commozione.
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