|
|
LA VICENDA
Don Ferrante, un ricco e prepotente "ripustaturi" dei baroni, si č invaghito di Saridda, bella ragazza figlia dello ziu Cheli, povero contadino del paese. La ragazza da principio affronta la situazione come fosse un gioco. E' innamorata di Carmine, un allegro giovane discendente da maestri bottegai caduti in disgrazia, ma č giovane e lusingata dalla corte di Don Ferrante. Questi, pur di raggiungere il suo scopo non esita a fare bruciare un suo piccolo ficodindieto di poco valore. Incarica compare Meno e curatolo Nino, due sgherri di sua fiducia, a mettere in pratica il suo piano per poi incolpare ziu Cheli dell'accaduto.
Saridda, per evitare che suo padre venga trascinato davanti ai
|
 |
|
giudici
e, soprattutto, per la forte voglia che ha di tentare di ribellarsi alla
sorte, che l'ha fatta nascere povera e la costringe a vivere in uno stato
di miseria totale, si rende disponibile alla corte di Don Ferrante. La sua vanitā ha la meglio sulla sua onorabilitā. La fame e gli stenti di tutti i giorni sono pių forti del rispetto che deve portare al suo nome e, sognando un ballo alla festa della tosatura delle pecore, comunica a Carmine la sua volontā di sottostare ai voleri di Don Ferrante.
Carmine cerca di dissuaderla dai suoi sciagurati propositi, ma ogni tentativo č inutile. L'amore che lo lega a Saridda lo porta ad urlare pubblicamente le malefatte di Don Ferrante mettendo a rischio la sua stessa vita. Saridda, ormai, ha preso la sua decisione e, pur cosciente della pericolositā della sua scelta, vuole andare fino in fondo. Non la ferma nemmeno la morte del padre che, per la vergogna e il disonore, si impicca all'albero di carrubo.
|