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GIOVANNI VERGA Il 31 agosto del 1840, dice lo storico Gaudioso, in contrada Tiebidi territorio
di Vizzini, nacque Giovanni Verga padre della letteratura verista italiana.
Si racconta che il Verga nei suoi lunghi periodi in cui dimorava a Vizzini e Tiebidi, soleva passeggiare per le viuzze tortuose ed ecco là imbattersi nella ![]() Lupa – “…sola come una cagnaccia con quell’andare randagio e sospettoso della lupa Affamata” andava a portare il vino a Nanni nell'aia; amava sostare nelle piazzette, ed ecco appare compare Alfio e compare Turiddu il quale –“…da prima gli aveva presentato il bicchiere ma compare Alfio lo scansò…Allora Turiddu…gli disse – son qui..Il carrettiere gli buttò le braccia al collo… " e "si scambiarono il bacio della sfida…”; A Tiebidi gli piaceva fermarsi nei campi, ed ecco Jeli il pastore che “…se ne stava nei campi tutto l’anno…e lo vedevano di quà e di là come un cane senza padrone”. In queste solitarie passeggiate, lo scrittore si soffermava a parlare con i suoi compaesani tra o quali c'era chi, con il viso emaciato, aspettava dietro l’uscio con rassegnazione ed ecco massaro Nanni - che “…aveva acchiappato quelle febbri lì, alla Lamia, terre benedette da Dio”; chi, invece, impreca contro la malannata come don Piddu –“seduto su di un cestone sfondato, guardando tristemente l’aia magra…" deve "andarsene in quel modo…dopo una anno di fatiche, e colla prospettiva dell’inverno lungo senza pane”. L’incontro con questo mondo di miseria, di stenti e di fatica, permise al Verga di consacrare al sacro altare della letteratura la condizione umana di una società, la tradizione e la cultura di un popolo: i vinti. Il linguaggio del Verga lo si può assaporare nella sua drammatica realtà con una passeggiata nel suo mondo fatto di viuzze suggestive e paesaggi pittoreschi perchè "Verga è Vizzini e Vizzini e Verga" |