Cogli l'attimo fuggente



VI° CICLO DI SPETTACOLI VERISTI A TEATRO
L'ASSOCIAZIONE TEATRO SKENE'
PRESENTA
"PENTOLACCIA"
di
GIOVANNI VERGA

ORA COME ALLORA


Mentre leggevo la novella “Pentolaccia” per sviluppare un soggetto da drammatizzare in testo teatrale, i media non facevano altro che parlare delle difficoltà delle famiglie italiane ad arrivare alla fine della quarta settimana. Questione di un attimo, un improvviso flash ha attraversato i miei pensieri: ora come allora? Mi è venuto spontaneo fare un accostamento tra il vissuto del personaggio Venera, narrato dal Verga nella novella, e le vicende della quotidianità dei nostri giorni. E’ vero che, ad una lettura superficiale, “Pentolaccia” appare come una storia “borghese” organizzata dal Verga secondo il classico schema del triangolo: moglie, marito, amante. La novella tratta un tema passionale dove si evidenziano in modo netto i caratteri dei personaggi. Pentolaccia, un tipo ingenuo, docile, dedito al lavoro e succube della moglie; Venera, la moglie, apparentemente una donna senza scrupoli e senza valori anche se in effetti in lei si può riscontrare una doppia personalità; Don Liborio, il ricco dottore del paese che per ottenere dei “favori” da Venera la riempie di regali non facendo mancare niente alla sua famiglia. Nella mia lettura ho intravisto il mondo sommerso del “sotto testo”: il tema economico come ragione di spinta dell’agire sociale. La disagiata condizione economica, spinge Venera a compiere l’azione del tradimento per avere in cambio agiatezza e benessere anche per la sua famiglia. Come se l’acquisizione della “roba” giustificasse le passioni eversive di Venera o di tutte quelle donne che tradivano i mariti con persone ricche. Capita anche a parecchi protagonisti della nostra società progredita di compiere “tradimenti quotidiani” per arrivare alla fine del mese. Ed è in questo parallelismo che convive l’attualità o la modernità del tema. Il tempo in cui il Verga scrive é il momento storico in cui la società capitalistica in via di industrializzazione tendeva ad affermarsi sempre di più. I protagonisti sono creature umane concrete che amano, odiano, ridono, piangono, ma che in virtù della rivoluzione industriale, incominciano ad avvertire il bisogno del cambiamento sociale. Il popolo degli umili incomincia a vivere “le prime irrequietudini del benessere”, del progresso che avanza. Il compito della redazione del testo teatrale doveva essere quello di evidenziare come un’esistenza fatta di stenti, spingeva questo popolo ad assumere atteggiamenti o comportamenti in cambio di una condizione di vita meno grama e più agiata. E su questo binario che mi sono mosso, tenendo conto della posizione che il Verga assume rispetto al progresso. Il Verga vede nel progresso la regressione dei valori morali della civiltà contadina. Questo tema, infatti, si evidenzia molto bene ne “I Malavoglia”. dove condanna i protagonisti che vogliono accrescere la loro posizione con l’affare dei Lupini e punisce questa voglia di rottura della gerarchia naturale facendo affondare La Provvidenza con la tempesta. Ma il prezzo da pagare per questa “modernità” era molto alto, un prezzo che andava a demolire le convinzioni etiche e ad esaltare la corruzione di un mondo edenico con relativa regressione morale dei personaggi. Ancora una volta, gli spettacoli verghiani mettono in risalto gli umori di umili protagonisti e testimoniano la loro voglia di riscatto dalla povertà. In questo testo è molto stridente la contraddizione tra la voglia di modernità, espressa da alcuni personaggi per evadere da una condizione disastrata, da una parte e la volontà di conservazione della gerarchia sociale dall’altra. Questo è il quadro di lettura e di interpretazione che ho dato nell’accingermi ad affrontare la trasposizione teatrale della novella “Pentolaccia”. Un punto di vista che magari non convincerà i palati puri del verismo, ma è anche vero che, in fondo, non si può essere sempre tutti d’accordo su tutto .

 

 






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